venerdì, agosto 13, 2004

Ho letto il tuo sms-invito solo ieri mattina. Avevo cominciato a risponderti, ma m'ero incartata, poi sono scappata a lavoro (dovevo esserci per le 9.30 di mattina... altro che giorno libero) e nella fretta ho dimenticato il cellulare a casa.
Sono rincasata solo dopo mezzanotte stanca e assonnata e non ho più risposto.
In ogni caso - come avrai intuito - non ti avrei potuto accompagnare.
Ma il punto è un altro. E non so come dirlo, se scriverlo, come scriverlo...
Il punto è che mi pare che, a un mese dalla nostra chiacchierata (che doveva essere) chiarificatrice, mi pare non sia cambiato nulla. E non sono neppure arrabbiata, come ti avevo detto che prevedevo sarei stata se mi fossi ritrovata a fare una tale constatazione. Non saprei neppure dire come sono, forse rassegnata, disincantata. Boh fai tu.
So già (sbaglio?) che tu leggendo starei obiettando: "Ma come non è cambiato nulla? E gli sms?" Ah già i saltuari scambi di sms... come quando stavo a Pavia... No non è cambiato nulla... Anzi ci si aggiungono le promesse mancate "Come stai? blablabla. Domani ti chiamo" e passavano almeno tre giorni.
Altra obiezione: "Ma come? Ti ho PURE invitato ad andare ad uno spettacolo teatrale"
La sera per l'indomani - come l'altro ieri del resto, e - anzi - quella volta in un certo senso t'era pure andata bene (bene? che poi tutto è relativo. chissà) - il giorno dopo me l'ero preso libero - non (sempre relativo) in un altro senso - che l'avevo preso libero perché dopo tempo avrei rivisto i miei...
Boh, la mia impressione di questi due inviti-last-minute è che fossero fatti per rimediare all'ultimo minuto appunto...
Terza obiezione: "Sbagli"
Ti chiederei perché, tu mi risponderesti. Io allora mi spiegherei meglio, tu obietteresti ancora o magari staresti in silenzio e dopo un po' proveresti a replicare qualcosa che non mi convincerebbe.
Sbaglio? Sono troppo rassegnata-disincata-fai tu?
Forse non ci ritroveremo vecchi a ricordare gli anni di conoscenza.
Forse non ci siamo addomesticati abbastanza o abbiamo semplicemente smesso di farlo. E per questo non ci capiamo più.
Forse non mi resta che augurarti Buona vita.
Forse boh.

sabato, dicembre 20, 2003

In quel momento apparve la volpe.
"Buon giorno", disse la volpe.
"Buon giorno", rispose gentilmente il piccolo principe, voltandosi: ma non vide nessuno.
"Sono qui", disse la voce, "sotto al melo."
"Chi sei?" domandò il piccolo principe, " sei molto carino."
"Sono la volpe", disse la volpe.
"Vieni a giocare con me", disse la volpe, "non sono addomesticata".
"Ah! scusa ", fece il piccolo principe.
Ma dopo un momento di riflessione soggiunse:
"Che cosa vuol dire addomesticare?"
"Non sei di queste parti, tu", disse la volpe" che cosa cerchi?"
"Cerco gli uomini", disse il piccolo principe.
"Che cosa vuol dire addomesticare?"
"Gli uomini" disse la volpe "hanno dei fucili e cacciano. E' molto noioso! Allevano anche delle galline. E' il loro solo interesse. Tu cerchi le galline?"
"No", disse il piccolo principe. " Cerco degli amici. Che cosa vuol dire addomesticare?"
"E' una cosa da molto dimenticata. Vuol dire creare dei legami."

"Creare dei legami?"
"Certo", disse la volpe. "Tu, fino ad ora per me, non sei che un ragazzino uguale a centomila ragazzini. E non ho bisogno di te. E neppure tu hai bisogno di me. Io non sono per te che una volpe uguale a centomila volpi. Ma.se tu mi addomestichi, noi avremo bisogno uno dell'altro. Tu sarai per me unico al mondo, e io saro' per te unica al mondo."
"Comincio a capire", disse il piccolo principe. " C'è un fiore. Credo che mi abbia addomesticato."
[...]
La volpe tacque e guardo' a lungo il piccolo principe:
" Per favore… addomesticami", disse.
" Volentieri", rispose il piccolo principe," ma non ho molto tempo, pero'. Ho da scoprire degli amici e da conoscere molte cose".
"Non si conoscono che le cose che si addomesticano", disse la volpe." gli uomini non hanno piu' tempo per conoscere nulla. Comprano dai mercanti le cose già fatte. Ma siccome non esistono mercanti di amici, gli uomini non hanno piu' amici. Se tu vuoi un amico addomesticami!"
"Che bisogna fare?" domando' il piccolo principe.
"Bisogna essere molto pazienti", rispose la volpe.


Per te sono venticinque. Per noi sono otto anni. Dico: sono otto anni che ci si conosce e ci si addomestica. Alti e bassi, giorni densi di parole suoni segnali di fumo e mesi di silenzio, sorrisi e lacrime, arrivederci e addii, empatia e malintesi, poche foto e tantissime immagini in testa, una scatola di lettere e ricordi, parole parole e ancora parole... Chi l'avrebbe detto mai? Forse un giorno davvero ci ritroveremo ormai vecchi a ricordare e a dire sono tot anni, dico, tot anni che ci si conosce e ci si addomestica...
Buon compleanno uomo. Non cedere alla stanchezza e al nervosismo. Che la vita t'attraversi l'anima e che l'anima catturi le sensazioni piu' belle e, dopo averle si' elaborate, lasci pero' andar via le piu' brutte. Auguri uomo.
Ti voglio bene.

domenica, agosto 31, 2003

povero giardino segreto abbandonato...
coi pensieri che sembrano scritti col succo di limone...
tornerai a fiorire?

domenica, marzo 16, 2003

Subway di Gabriele Romagnoli

Cammina sul ponte di Brooklyn. La vede arrivare, dalla direzione opposta. Indossa un impermeabile bianco, leggero, che il vento solleva, un abito blu, corto, i tacchi risuonano sull'asfalto. Ha i capelli neri, raccolti in in una coda che schiaffeggia le spalle. Gli occhi sono coperti da un paio di lenti quadrate, colorate, ma, questo lui lo immagina, in qualche modo lo sa, sono azzurri. Quello destro ha due granelli di sabbia nell'iride. Non ha borsa, non ha impegni, sorride. Se ne potrebbe innamorare...da dieci anni. E' sua moglie, si rende conto. Qualcosa di simile succede anche in una poesia. Prevert? Forse. Non ne è sicuro. E' a pochi passi, può vederle le vene azzurre del collo, nel punto in cui poserà le labbra. E lo fa. La solleva. Ballano. In girotondo, come bambini. Lei ride, lui si trattiene. Poi non resiste. In girotondo. Lei veniva da Brooklyn. Quando lui la fa ruotare con le spalle a Manhattan vede, dietro di lei, qualcosa che non dovrebbe esserci. Vede le Torri Gemelle. Sono crollate, quando? Duemila e....? Non lo sa. Continua a ballare. Ci ride sopra, adesso. Lei era là, la metropolitana era stata puntuale, quella mattina. Lui, invece, ha vissuto altri cinque anni. Poi, cosa? Non gli viene in mente. Balla, la bacia. I ricordi, a volte, sono così vivi che se ne fregano di essere stelle morte.

Finchè...
"Ci pensi spesso? Ai tuoi genitori, intendo?" chiede il ragazzo.
E' seduto di fronte a lei nel vagone della metropolitana, linea 6.
Lei apre gli occhi, che ha azzurri, salvo due granelli. Annuisce: "Ma ora sono andati via", dice.

Lui fa un gesto vago con la mano: può voler dire che gli dispiace, ma anche che è inevitabile.

Dice: "Ricordati di ricordare".

Lei dice: "E' il titolo di un libro, vero? Di chi? Kerouac? Miller?"

Lui scuote la testa.
Lei chiude gli occhi. Lui aveva una memoria infallibile, quando c'era. La metropolitana sbuca a cielo aperto. E' sola nel vagone. Un'immensa città di ruggine e stracci le scorre al finestrino. Non c'è nessuno. Nessuno che la possa ricordare.

Ma i ricordi, a volte, dimenticano di essere stati dimenticati.


T'invito al viaggio

Sfumature di blu come fosse un pezzettino di cielo illuminato...

Mi sono commossa - lo sai - e ti rispondo con la luce filtrata dalle pennellate di un pittore prossimo al finire dei suoi giorni...

Ti pensavo mentre guardavo quei vetri incantata...

Ritorno in questo posto, nel nostro giardino segreto, e non ho parole adesso - colpa tua - non ho parole mie... e allora le prendo in prestito...

T'invito al viaggio
in quel paese che ti somiglia tanto
i soli languidi dei suoi cieli annebbiati
hanno per il mio spirito l'incanto dei tuoi occhi
quando brillano offuscati
laggiù tutto è ordine e bellezza
calma e voluttà
il mondo s'addormenta in una calda luce di giacinto e d'oro
dormono pigramente i vascelli vagabondi
arrivati da ogni confine
per soddisfare i tuoi desideri...
le matin j'écoutais le son du jardin le langage des parfums des fleurs


Me l'hai detto tu di ricordare che c'è un tempo sognato... sempre...

mercoledì, gennaio 29, 2003

Ed a volte penso che questo mio vivere insieme passatopresentefuturo destabilizzi chi mi sta accanto e talvolta magari lo urti. Ora che ho imparato a non tenermi dentro niente, non penso alla risonanza che possono avere determinate mie frasi. Se a me dirle fa sentire leggera e libera da tutte le distorsioni mentali di un tempo, ad altri sentirle può dare fastidio. Penso che la precisazione, pur dovuta ad un equivoco, di questo pomeriggio ne sia una prova. Non per il fatto in sè, ma per quello che ci sta dietro. Per l'equivoco appunto.
Ed allora non è il caso che scriva quanto m'era venuto in mente questo pomeriggio. Ed è meglio che me ne stia in un cantuccio per un po'...

domenica, gennaio 26, 2003

...questo paese, dove sono nato, ho creduto per molto tempo che fosse tutto il mondo. Adesso che il mondo l'ho visto davvero
e so che è fatto di tanti piccoli paesi, non so se da ragazzo mi sbagliavo poi di molto...
Un paese ci vuole, non fosse che per il gusto di andarsene via.
Un paese vuol dire non essere soli, sapere che nella gente, nelle piante, nella terra c'è qualcosa di tuo, che anche quando non ci sei resta ad aspettarti.


Cesare Pavese

giovedì, gennaio 23, 2003

E a volte capita... che il tempo le circostanze ci mettano di fronte alla scelta... quella che noi non faremmo mai perchè no, perchè non la sentiamo nostra, perchè non siamo pronti, perchè abbiamo paura, perchè già troppe volte abbiamo avuto rimpianti e o rimorsi...
E a volte capita... però non basta... Bisogna decidere se accettare quella scelta imposta o se fare di tutto per ribellarsi ad essa...
Ed io non lo so... So che hai deciso... Ed allora chissà...
in cuor mio t'auguro che vada come deve andare... e ti abbraccio.
L'ho sempre pensato, e sarà vero, che sono uno spirito nomade... e forse è per questo che sono restia a tutti i legami... E la mia "patria" a parte, la mia casa è ovunque io possa stare bene con me e con gli altri... Tra qualche mese lascerò questo posto e non ho nessun timore, nessuna preoccupazione... Non avrò nostalgia... perchè... quando cambia il vento è ora di partire...
Ma non andrà perso niente... mai.