domenica, marzo 16, 2003

Subway di Gabriele Romagnoli

Cammina sul ponte di Brooklyn. La vede arrivare, dalla direzione opposta. Indossa un impermeabile bianco, leggero, che il vento solleva, un abito blu, corto, i tacchi risuonano sull'asfalto. Ha i capelli neri, raccolti in in una coda che schiaffeggia le spalle. Gli occhi sono coperti da un paio di lenti quadrate, colorate, ma, questo lui lo immagina, in qualche modo lo sa, sono azzurri. Quello destro ha due granelli di sabbia nell'iride. Non ha borsa, non ha impegni, sorride. Se ne potrebbe innamorare...da dieci anni. E' sua moglie, si rende conto. Qualcosa di simile succede anche in una poesia. Prevert? Forse. Non ne è sicuro. E' a pochi passi, può vederle le vene azzurre del collo, nel punto in cui poserà le labbra. E lo fa. La solleva. Ballano. In girotondo, come bambini. Lei ride, lui si trattiene. Poi non resiste. In girotondo. Lei veniva da Brooklyn. Quando lui la fa ruotare con le spalle a Manhattan vede, dietro di lei, qualcosa che non dovrebbe esserci. Vede le Torri Gemelle. Sono crollate, quando? Duemila e....? Non lo sa. Continua a ballare. Ci ride sopra, adesso. Lei era là, la metropolitana era stata puntuale, quella mattina. Lui, invece, ha vissuto altri cinque anni. Poi, cosa? Non gli viene in mente. Balla, la bacia. I ricordi, a volte, sono così vivi che se ne fregano di essere stelle morte.

Finchè...
"Ci pensi spesso? Ai tuoi genitori, intendo?" chiede il ragazzo.
E' seduto di fronte a lei nel vagone della metropolitana, linea 6.
Lei apre gli occhi, che ha azzurri, salvo due granelli. Annuisce: "Ma ora sono andati via", dice.

Lui fa un gesto vago con la mano: può voler dire che gli dispiace, ma anche che è inevitabile.

Dice: "Ricordati di ricordare".

Lei dice: "E' il titolo di un libro, vero? Di chi? Kerouac? Miller?"

Lui scuote la testa.
Lei chiude gli occhi. Lui aveva una memoria infallibile, quando c'era. La metropolitana sbuca a cielo aperto. E' sola nel vagone. Un'immensa città di ruggine e stracci le scorre al finestrino. Non c'è nessuno. Nessuno che la possa ricordare.

Ma i ricordi, a volte, dimenticano di essere stati dimenticati.